Quella che vi raccontiamo oggi è una storia dimenticata, ma che vale la pena raccontare. Fino alla metà degli anni ‘70 il Manicomio di Mombello era un luogo da cui scappare a gambe levate, oggi è una delle mete predilette per gli amanti dei tour dell’orrore e dei luoghi infestati.
L’ospedale psichiatrico Antonini di Limbiate è stato un posto di atroci sofferenze e grandi dolore e dopo il suo abbandono è diventato meta di vandali, writers, tossici e persino registi che hanno deciso di ambientare qua qualche pellicola hollywoodiana di paura. Addirittura nel 2017 è stato avvistato l’attore Johnny Depp mentre girava qui il film “7 days, 7 girls”.
Oggi il manicomio di Mombello
Table of Contents

Appena si varca la soglia, ci si trova dinanzi uno spettacolo spettrale di abbandono e degrado totale. 40 mila metri quadrati di stanze, celle, corridoi e reparti che giacciono in uno stato di completo abbandono da oltre 30 anni. Il Manicomio di Mombello fu costruito nel 1872, nei pressi della villa napoleonica nota come Villa Crivelli Pusterla, a nord di Limbiate. Nel ‘700 era una sontuosa villa usata da Napoleone per far convolare a nozze le sorelle Paolina ed Elisa. Dal 1863 grazie al Comune divenne un ospedale psichiatrico fino agli anni’70 del ‘900.
L’ospedale psichiatrico, oggi noto come Villaggio Mombello, è nella lista dei 10 luoghi più spaventosi e infestati al mondo. Tra queste mura passarono veri malati mentali, ma anche poveri sventurati e personaggi illustri (come il figlio illegittimo di Benito Mussolini, Benito Albino morto tra queste mura nel 1942 e internato nel reparto degli “agitati”).
A separare il manicomio (dove venivano inflitte anche torture, non solo cure mediche valide e scientificamente approvate) dal resto del mondo “normale” c’era un muro di cinta alto due metri e mezzo. Ancora oggi si sentono genitori e nonni che dicono vicino ai bimbi irrequieti e pestiferi “Se non fai il bravo, ti porto al di là del muro”. In passato alcuni pazienti (coraggiosi o solo disperati) lo scavalcarono per tentare la fuga, oggi invece lo scavalcano per entrare nel mondo degli spiriti di questo manicomio infestato da anime senza pace.
Visitare il Manicomio di Mombello
Entrare nel manicomio di Mombello non è difficile, ma farsi male è davvero semplici. A terra ci sono vetri e cocci, i soffitti sono pericolanti e pieni di squarci, i pavimenti non sono sicuri e la sporcizia si accumula da oltre 30 anni senza sosta. Le stanze migliori dell’ospedale sono divenute casa di tossici e senzatetto. A terra ci sono innumerevoli cartelle cliniche, registri, radiografie, foto e sanitari incrostati, farmaci e ogni sorta di oggetto. Nel 2017 quattro minorenni avventurosi giunti da Brescia, cercando il fascino dell’avventura del luogo infestato, si persero nei sotterranei del manicomio e fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine per recuperarli sani e salvi.
All’epoca del suo splendore, l’ospedale ospitava un massimo di 3500 pazienti divisi in zone in base al loro comportamento: tranquilli, agitati, sudici, lavoratori. Tutti eccetto quelli in isolamento erano impiegati in attività di recupero terapeutiche. C’era anche un giornale che fu pubblicato per 25 anni “La Gazzetta del Manicomio” con tutte le news e le informazioni utili.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono internati molti soldati che non avevano retto gli orrori della guerra e non riuscivano a tornare alla loro vita normale quotidiana. L’intera area del Manicomio è abbandonata e non controllata. Non è consigliabile visitarla da soli né di notte e senza cellulare. Molti affermano di aver visto fantasmi nei sotterranei (era lì la zona dove i medici facevano esperimenti sui malati di mente “agitati” e dove trovarono la morte molti personaggi famosi internati senza motivo e sani di mente).
Pazienti famosi ospitati all’Ospedale Psichiatrico Mombello di Limbiate
La storia del manicomio di Mombello è davvero molto lunga e porta con sè anche la presenza di pazienti famosi che per motivi diversi sono passati presso questa struttura ecco chi erano,
Luca Comerio
Luca Comerio fu il fotografo che immortalò la repressione del generale Bava Beccaris del 1898, in occasione dei moti popolari di Milano. Purtroppo verso la fine della sua vita, anche se erano ancora piuttosto giovane cominciò ad avere problemi di amnesia e morì il 5 luglio del 1940 all’età di soli 62 anni.
Benito Albino Mussolini
Benito Albino Mussolini detto anche Benito Albino Dalser, essendo figlio di Ida Irene Dalser. La madre era titolare di un salone di bellezza, mentre si racconta che il padre lo riconobbe solo due mesi dopo la nascita. Ida Irene Dalser nel 1926 dichiarò al mondo di essere la legittima consorte del Duce, ma quest’ultimo era spostato ufficialmente con Rachele Guidi. La Dalser venne così internata in manicomio a Venezia nel 1937.
Benito Albino Mussolini purtroppo seguì le orme della madre, si arruolò dapprima nella Regia Marina, ma poi dichiarò ai commilitoni la sua parentale col Duce. Fu così fatto rimpatriare e rinchiuso a Mombello, dove venne dichiarato malato di delirio di persecuzione (era invece sano di mente) Nel 1942 a soli 27 anni morì proprio presso l’ospedale psichiatrico di Limbiate.
Giuseppe Benedet
Giuseppe Benedet affermò di essere finito all’ospedale psichiatrico Mombello di Limbiate a causa di una bevanda che la moglie gli fece bere. La mogliera era Rina Fort, soprannominata anche “Belva di via San Gregorio” perchè nel 1946 uccise moglie e figli del suo amante, quindi la versione di Giuseppe Benedet quasi sicuramente potrebbe essere via, ovvero che la moglie lo avvelenò.
Arturo Santato
Arturo Santato prima di finire presso il Manicomio di Mombello era già stato ospitato al manicomio ad Aversa, dove fu dimesso per buona condotta 6 mesi prima del previsto. Nel 1956, insieme al fratello Egidio, con armi ed esplosivi tenne in ostaggio circa 100 bambini nella scuola elementare di Terrazzano, frazione di Rho. I due chiesero un riscatto di 200 milioni di lire. Durante l’assedio delle forze dell’ordine gli agenti per un errore colpirono Sante Zennaro, un giovane operaio che cercava di aiutare. I due vennero arrestati e Arturo Santato fu mandato al manicomio.
Nunzio Guglielmi

Nunzio Guglielmi divenne famoso nel 1958 per aver danneggiato con un martello il celebre dipinto di Raffaello, ospitato nella Pinacoteca di Brera a Milano. Danneggiò il dipinto nella parte del gomito e del ventre della Vergine, lasciando un biglietto in cui proclamava la rivoluzione italiana e la dismissione del governo clericale.
Gino Sandri
Gino Sandri fu messo in diverse case di cura sin dalla giovane età di soli 32 anni, era un illustratore e partecipò a numerose mostre. Morì nel 1959 solo abbandonato da tutti nel manicomio di Mombello di Limbiate. Gli interessati alle sue opere possono trovarle al Museum of Fine Arts di Boston e all’Harvard Art Museums di Cambridge.
La mia esperienza nelle vicinanze del Manicomio di Mombello di Limbiate
Conosco questo luogo perchè frequentavo un istituto superiore che confinava col cortile dell’Ospedale Psichiatrico di Mombello, arrivavo alla scuola superiore dalla fermata del pullman passando proprio dai vicoli del cortile del manicomio che portavano direttamente all’ingresso secondaria della scuola. Il primo anno ammetto che avevo paura di passare per quelle stradine, ai tempi era ancora un manicomio con persone al suo interno ritenute non pericolose ma che venivano li ospitate per cure costanti o perchè erano senza altri familiari che se ne potessero prendere cura dati i problemi psichiatrici.

Alcune di queste persone ricordo camminavano spesso con noi studenti fino alla scuola e ci raccontavano delle loro avventure (chissà se vere o no), ma ricordo in particolare e con affetto una signora anziana, sempre vestita molto bene, truccata, coi capelli sempre pettinati, portava spesso un capello elegante che la riparava dal sole, una borsetta al braccio, unghie sempre con smalto in ordine e una sigaretta di quelle lunghe e sottili, fumava molto ma era davvero una bella donna nonostante la sua età e di una eleganza che mi colpiva ogni volta. La ricordo davvero con molto affetto anche se non ho mai saputo il suo nome, spero abbia trovato la sua pace, lasciando questo spazio umano quando è arrivato il suo momento e che ancora ovunque lei sia, si trovi ben vestita e con quel bel sorriso che le inondava il volto!



