Tutti la chiamano la Villa dei Mostri nel cuore della Bagheria, ma in realtà è storicamente nota come Villa Palagonia. Questo luogo inquietante e misterioso stregò anche Goethe, che rimase eternamente colpito dal suo fascino irresistibile e sinistro. La Villa è una dimora nobiliare, oggi di proprietà privata, visitabile solo in alcuni periodi dell’anno. Ma che cosa la rende così unica nel suo genere? Perché è chiamata Villa dei Mostri?
Perché si chiama Villa dei Mostri?
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Villa Palagonia è nota come Villa dei Mostri, poiché l’enorme viale di ingresso è popolato di statue zoomorfe e sinistre, dall’aspetto inquietante e grottesco. I “mostri”, realizzati in pietra tufacea d’Aspra, in origine erano circa 200, oggi ne restano solo 62 sopravvissute ai secoli e alle vicende storiche della dimora nobiliare. A volere fortemente queste statue grottesche a guardia della Villa fu il proprietario stesso, nella prima metà del Settecento, Francesco Ferdinando II Gravina Cruyllas, principe di Palagonia e Cavaliere del Toson d’Oro (un prestigioso titolo conferitogli dai sovrani di Spagna). Fu lui stesso a scegliere l’architetto e ingegnere, Tommaso Maria Napoli, un frate domenicano celebre esponente del barocco siciliano.

Quando Goethe giunse a Villa Palagonia nel 1787 rimase così stregato dalla bizzarra dimora nobiliare che coniò un neologismo “pallagonica” per definire la Villa “Una sensazione di tormento e tortura mi pervade all’entrata, i piedi delle sedie sono segati in modo diseguale coì che nessuno possa sedersi e il custode avvisa che i cuscini sulle sedute possono nascondere chiodi” ecco le parole che Goethe annotava nel suo Diario di viaggio.
Leggenda della Villa dei Mostri a Bagheria
Il negromante lo chiamavano. Francesco Ferdinando Gravina II (1722-1788) era un nobile definito alquanto “strano” e dai “gusti particolari”. Gli archivi storici lo descrivono come un influente uomo di potere, ciambellano di corte del re di Napoli e Cavaliere del Toson d’Oro. Oltre ad una brillante carriera politica, si dedicò a tante opere misericordiose. La realtà però era ben diversa. Il principe era davvero di brutto aspetto, come ricorda anche Goethe (“un uomo privo di gusto e non sano di mente” lo definiva), e per esorcizzare la sua bruttezza amava circondarsi di persone e statue (i Mostri appunto) brutte come lui. La dimora appariva così brutta, inquietante, sinistra e bizzarra.

Secondo la leggenda, i Mostri della Villa Palagonia provocano aborti o parti mostruosi (intesi come parti di feti deformi o con sindrome di Down). A vederli certo spaventano non poco: gobbi, mendicanti, deformi di tutti i generi, nani, pulcinella, scimmie deformi, draghi, serpenti, corpi di uomini con teste equine, cavalli con mani di umani, e tanto altri.
La storia dell’influenza malefica della Villa pare ebbe effetto sul suo stesso proprietario Francesco Ferdinando che uscì di senno (anche se le fonti storiche lo dipingono come acuto e brillante uomo politico del suo tempo).
I Mostri di Villa Palagonia
Stupenda e bizzarra, Villa Palagonia è l’anima stessa del principe il cui fantasma si dice aleggi ancora nelle stanze del salone centrale. Lui che passò tutta la sua esistenza a studiare mostri e chimere e ne fece realizzare nella sua dimora così tanti (200) e così grotteschi che neppure il più fantasioso degli artisti o dei poeti può competere. Non solo teste umane su corpi animali e teste animali su corpi animali, ma anche incroci di 5-6 bestie contemporaneamente.

C’è persino una balia con in braccio un bambino che però ha il viso di un vecchio di 90 anni. Secondo la leggenda, Francesco Ferdinando era brutto, grottesco e deforme e amava beffeggiare i nobili che vedeva a corte facendoli ritrarre come mostri grotteschi ed esponendoli all’ingresso della sua Villa. Si dice che alcuni di loro addirittura si riconobbero nelle statue dei mostri e non tornarono mai più nella Villa…



